Il documentario Netflix Reality Check smonta il mito di America’s Next Top Model: body shaming, manipolazione e sfruttamento dietro uno dei reality più famosi degli anni 2000
Vi ricordate di America’s Next Top Model, il reality show degli inizi anni 2000 presentato da Tyra Banks? Negli anni 2000, sulle copertine dei giornali si vedevano sempre gli stessi canoni: Hilary Duff, Britney Spears, ragazze magre e bionde. Anche le modelle erano tutte uguali: sempre magre, alte e, soprattutto, bianche. L’idea di Tyra Banks, modella di colore non in linea con le taglie che l’industria della moda imponeva, era quella di combattere quel sistema e distruggere quell’ideale di bellezza, creando un reality dedicato a chi non rientrava nei canoni tradizionali, per mostrare i diversi tipi di bellezza. Il reality ebbe un enorme successo, tanto che il format fu replicato anche nel resto del mondo.
Il peggior disastro per loro era la miglior cosa per noi
Il nuovo documentario Netflix, Reality Check: la verità su America’s Next Top Model, dimostra che le buone intenzioni erano solo belle parole: tutto ciò che c’è di sbagliato nel mondo della moda, questo programma lo esaltava. ANTM, inoltre, si piegava alle logiche dell’industria televisiva. Ogni storia personale veniva usata senza rispetto, per esigenze di spettacolo: sfruttamento, sessismo, body shaming e razzismo si nascondevano dietro questo programma di enorme successo. Vengono raccontate le storie di alcune protagoniste che sono state manipolate, insultate, derise, sfruttate e spinte fino all’estremo, fisicamente e psicologicamente, con l’illusione di diventare modelle.

Le ragazze venivano completamente trasformate: non solo tagli e colori di capelli, ma addirittura interventi sui denti. Ad alcune veniva allargato lo spazio tra i denti davanti, ad altre chiuso; in certi casi, furono persino estratti dei denti. Non solo: venivano umiliate per il colore della pelle, per il peso e sottoposte a prove estreme che, talvolta, hanno causato non poche conseguenze. Tutto doveva essere ripreso. Perfino uno stupro fu fatto passare per un tradimento. La regola era: “Se andavi in bagno da sola, le telecamere non potevano seguirti. Ma se non ci vai da sola, perché non filmare tutto?”. L’umiliazione, la frustrazione, il dolore facevano share. Non esistevano umanità e compassione: nessuno metteva un freno a questa passerella di orrori.
Il declino di un successo
E se vi state chiedendo quante vincitrici ce l’abbiano fatta davvero nel mondo della moda, basta sapere che, per molte agenzie, le ragazze erano solo lo specchio di quel reality: questo risponde alla vostra domanda?
Dopo 22 stagioni, il programma chiuse perché ormai era diventato ripetitivo e le idee scarseggiavano. Ma solo adesso, nell’era dei social e dei movimenti come quello della body positivity e dell’uguaglianza, tutto ciò che promuoveva ANTM viene apertamente condannato. Il nuovo documentario Netflix, Reality Check: la verità su America’s Next Top Model, fa luce su ciò che c’è stato di sbagliato.
Quello che doveva essere un programma capace di mostrare i diversi tipi di bellezza finiva, invece, per portare avanti proprio quei modelli sbagliati che volevo distruggere. Eppure io, da ragazza, forse perché troppo giovane, seguivo il programma senza rendermi conto di quanto molte dinamiche fossero tossiche e di quanto quei modelli fossero completamente distorti.
Sì, lo ammetto: sono stata una delle spettatrici di questo orrore.
E voi? Guardavate America’s Next Top Model senza accorgervi di quanto fosse problematico?





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