Una Battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson è un film che parla del nostro tempo e sceglie da che parte stare.
Dopo Vizio di forma (2014), Paul Thomas Anderson porta sul grande schermo un’altra opera di Thomas Pynchon. Una Battaglia dopo l’altra è un adattamento di Vineland, romanzo del 1990 che, ambientato nel 1984, esplora le ferite lasciate dai movimenti radicali degli anni Sessanta. La sua però, non è una trasposizione fedele del libro, piuttosto prende in prestito alcuni spunti per dirigere un film ambientato in un contesto contemporaneo, inventando nuovi personaggi e dinamiche.
Trama:
Il rivoluzionario in declino Bob vive in uno stato di paranoia confusa, sopravvivendo ai margini della società insieme alla sua vivace e indipendente figlia Willa. Quando, dopo sedici anni, il suo acerrimo nemico riappare e Willa scompare, l’ex militante radicale si lancia in una disperata ricerca. Padre e figlia dovranno affrontare insieme le conseguenze del suo passato.
Un’analisi pungente del nostro tempo
Immagina di essere un ex rivoluzionario che passa i suoi giorni tra bere e fumare. Ma all’improvviso, ti ritrovi a correre, a saltare tra i tetti delle case, con addosso un accappatoio scozzese e un berretto: una corsa contro il tempo per salvare tua figlia rapita… basta solo ricordare la parola d’ordine. Anderson mette insieme politica, famiglia e azione realizzando così un film ambizioso, pungente e, per restare in tema, rivoluzionario. L’opera intreccia politica, famiglia e azione, che crea una riflessione sul presente, dove la ribellione è il filo conduttore che unisce due generazioni.
Che il film si ispira al romanzo di Thomas Pynchon l’abbiamo già detto, che Anderson decide di modernizzare la storia, pure, quindi adesso entriamo nel vivo di Una Battaglia dopo l’altra, perché c’è tanto di cui parlare. Partiamo col dire che il film è diviso in due archi temporali: un “prima” e un “dopo” che, neanche a dirlo, si legano tra loro. La storia inizia con un’esplosione (si, nel vero senso della parola), Bob, la sua compagna Perfidia e gli altri membri del French15 liberano un gruppo di immigrati intrappolati presso una base militare, sfondano l’enorme muro che li separa (vi ricorda qualcosa questo muro?). Il gruppo partecipa attivamente alle lotte politiche, ma la vita di Bob e, soprattutto quella di Perfidia, arriva ad un punto di svolta con la nascita di Charlene. Perfidia viene arrestata e in prezzo della sua libertà è il tradimento; quindi, Bob è costretto a scappare e cambiare vita. Ed ecco il dopo. Da attivo rivoluzionario a padre imbruttito incapace di superare l’abbandono di Perfidia. Bob si occupa da solo di Willa (il nome sotto copertura di Charlene) ormai adolescente e ribelle. Ma, come si arriva a DiCaprio che corre con la vestaglia scozzese? Grazie al ritorno del colonnello Lockjaw che, spinto dal desiderio di entrare in un violento gruppo di supremazia bianca, rapisce Willa.

Il rapporto padre-figlia: il cuore emotivo del film
Tra i tanti temi del film c’è anche il rapporto tra padre e figlia, che rappresenta la parte più emotiva del film. Leonardo DiCaprio è un padre ben lontano dall’idea che molte bambine di noi hanno della propria figura paterna. Bob non è decisamente un eroe ma piuttosto un eremita che passa le sue giornate a bere e fumare, iperprotettivo nei confronti della figlia. Willa, invece, come ogni adolescente a cui viene vietato anche di avere un telefono, scalpita per avere la sua libertà.
L’attivismo e la politica: uno specchio della realtà americana
Trattandosi di una critica alla politica attuale questo tema è il cuore pulsante del film. Il gruppo French15 combatte contro la supremazia bianca, le politiche anti-immigrazione e un sistema politico autoritario. Si, non è un film che farà saltare di gioia quella parte dell’America conservatrice. Anderson, non si fa mancare nulla e nel racconto parla anche di razzismo, utilizzando l’ironia come strumento di denuncia per evidenziare quanto questo concetto sia ancora profondamente radicato.

Il ruolo delle figure femminili e maschili
Chi può contrastare al meglio la figura del forte uomo bianco, se non due donne di colore. Da un lato abbiamo Perfidia che incarna il simbolo della resistenza e della lotta politica. Ma, il suo personaggio rappresenta una delle note più stonate del film. Can che abbaia non morde si dice, per me il suo personaggio è proprio così, un’attivista che urla “viva la rivoluzione” ma scappa con la coda tra le gambe appena viene minacciata, tradendo i suoi stessi compagni.
La vera forza di questo film è Willa. Diversamente dalla madre, la ragazza sembra l’unica che non fa mai vacillare i suoi ideali ed è determinata a portare avanti la sua battaglia per la sua indipendenza. Anderson vuole dirci che dobbiamo aver fiducia in queste nuove generazioni?
Da questa storia gli uomini non ne escono benissimo. Il colonnello Lockjaw è ossessionato da tutto ciò che odia (guardate il film per capire), nonostante la figura di Sean Penn è forte, incattivita, diventa vittima delle sue debolezze. Bob, abbandona la lotta politica per dedicarsi al suo ruolo di padre, un ruolo che non riesce a compiere nel migliore dei modi perché incapace di superare l’abbandono di Perfidia, si imbruttisce a punto tale che è la figlia ad occuparsi di lui.
Una battaglia dopo l’altra
Il titolo non mente, Anderson ce lo dice chiaramente la lotta non è mai un episodio isolato, ma un processo continuo. Non riguarda solo la politica, ma ci sono altre battaglie che vengono combattute nel nostro quotidiano, personali e affettive.
Il film potrà piacervi oppure no, ma sempre e comunque VIVA LA RIVOLUZIONE.
Scheda tecnica:
- Titolo originale: One Battle After Onother
- Genere: Drammatico, azione
- Regia: Paul Thomas Anderson
- Sceneggiatura: Paul Thomas Anderson
- Casa di produzione: Warner Bros. Pictures, Ghoulardi Film Company
- Distribuzione: Warner Bros. Entertainment Italia
- Interpreti: Leonardo DiCaprio, Sean Penn, Benicio Del Toro, Regina Hall, Teyana Taylor, Chase Infiniti, Alana Haim, Wood Harris
- Durata: 162 minuti
- Origine: Stati Uniti, 2025






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