Un film che cerca di restituire la grandezza e le fragilità di Eleonora Duse, ma fallisce come la rappresentazione della tragedia di Ecuba. In concorso all’82° edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia
Pietro Marcello cerca di portare sullo schermo la grandiosa e tormentata figura di Eleonora Duse, raccontando l’ultimo periodo della sua stagione teatrale. Sicuramente le intenzioni del regista sono pure buone, ma il risultato è un film deludente che non riesce a tirare fuori l’intensità della più famosa attrice di teatro mai esistita.
Trama:
Eleonora Duse ha una leggendaria carriera alle spalle che sembra ormai conclusa, ma nei tempi feroci tra la Grande Guerra e l’ascesa del fascismo, la Divina sente un richiamo più forte di ogni rassegnazione e torna lì dove la sua vita è iniziata: sul palcoscenico. Non è solo il desiderio di recitare a muoverla, ma un’urgenza profonda: la necessità di riaffermare sé stessa in un mondo che cambia inesorabilmente e che minaccia di toglierle tutto, persino l’indipendenza che ha conquistato con il lavoro di tutta una vita. Inaspettati rovesci finanziari la mettono di fronte a una scelta, e così, ancora una volta, Eleonora sceglie il teatro come unico spazio di verità e di resistenza.
Il regista sceglie di farci entrare in un’età tarda della vita di Duse: la sua lontananza dalle scene, la malattia, il desiderio di tornare a recitare nonostante l’età e la sua tormentata relazione con Gabriele D’Annunzio. Il film si muove tra teatri, salotti d’epoca, paesaggi, dialoghi e riflessioni silenziose, sperando di far trapelare le gioie e i dolori della Divina.
Dopo una lunga assenza dalle scene, Eleonora Duse torna sul palcoscenico con La donna del mare di Ibsen. Tuttavia, il tanto atteso ritorno della Divina viene offuscato dal confronto con l’attrice francese Sarah Bernhardt. La Bernhardt osserva come, dopo gli orrori della Prima Guerra Mondiale, Duse sembri non accorgersi dei profondi cambiamenti culturali e sociali che attraversano l’Italia, continuando a proporre opere teatrali tradizionali e ignorando il fatto che anche il teatro ha bisogno di rinnovarsi. Ma il suo tentativo di rinnovare il teatro si trasforma in un fallimento, quando decide di portare sulla scena l’opera di un giovane drammaturgo.

Nonostante l’intenzione di portare sul grande schermo una figura così importante, utilizzando un linguaggio teatrale molto lontano dai nostri tempi per addentrarsi nell’anima dell’attrice, il film non riesce a raccontare il personaggio con la dovuta dignità. Il risultato è un racconto grottesco, dove Valeria Bruni Tedeschi non incarna mai davvero Eleonora Duse. Quello che si vede sullo schermo è, invece, un’attrice che recita con gesti troppo marcati, trasformando la sua interpretazione in una mera esibizione del personaggio.
Nonostante la grandezza del soggetto e la volontà di restituire l’anima tormentata della Duse, il film di Pietro Marcello lascia lo spettatore con l’amaro in bocca. Più che un omaggio alla Divina, sembra un’occasione sprecata, incapace di trasmettere la forza di un’artista che ha segnato la storia del teatro.
Scheda tecnica:
- Titolo originale: Duse
- Genere: Drammatico, biografico, storico
- Regia: Pietro Marcello
- Sceneggiatura: Pietro Marcello, Letizia Russo, Guido Silei
- Casa di produzione: Palomar, Avventurosa, Rai Cinema, PiperFilm, Ad Vitam Production, Berta Film, Netflix
- Distribuzione: PiperFilm
- Interpreti: Valeria Bruni Tedeschi, Noémie Merlant, Vincenzo Nemolato, Fausto Russo Alessi Marcello Mazzarella, Federico Pacifici, Noémie Lvovsky
- Durata: 122 minuti
- Origine: Italia, Francia 2025






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