Queer, tratto dall’omonimo romanzo di William S. Burroughs, presentato in concorso all’81° edizione della Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia.
Presentato in anteprima mondiale alla Mostra del Cinema di Venezia, Queer segna un ritorno audace per Luca Guadagnino, che porta sul grande schermo l’adattamento dell’omonimo romanzo di William S. Burroughs. Un’opera densa di atmosfere, in cui il desiderio si mescola all’alienazione, e in cui la regia dell’autore di Chiamami col tuo nome si confronta con una materia letteraria difficile, quasi inafferrabile. Il risultato è un film affascinante, visivamente ricercato, ma che non sempre riesce a trovare una piena coesione emotiva.
Trama:
È il 1950. William Lee è un americano sulla soglia dei cinquanta espatriato a Città del Messico. Passa le sue giornate quasi del tutto da solo, se si escludono le poche relazioni con gli altri membri della piccola comunità americana. L’incontro con Eugene Allerton, un giovane studente appena arrivato in città, gli mostra per la prima volta la possibilità di stabilire finalmente una connessione intima con qualcuno.
Ambientato nella Mexico City degli anni ’50, Queer segue le vicende di Lee, interpretato da Daniel Craig, un americano espatriato, tossicodipendente e profondamente alienato, che sviluppa un’ossessione per Eugene, un giovane studente interpretato da Drew Starkey. La storia si muove in un limbo emotivo, tra bar fumosi, stanze d’albergo fatiscenti e sogni infranti, in una continua tensione tra desiderio represso e autodistruzione.
Guadagnino si immerge nel mondo di Burroughs con uno sguardo che predilige la suggestione alla narrazione lineare. La trama resta volutamente rarefatta, quasi aneddotica, a favore di un’indagine sensoriale sul desiderio, l’identità e la solitudine. In questo senso, il film riesce a evocare un senso di stordimento esistenziale coerente con il testo originale, anche se talvolta lo spettatore rischia di restare ai margini emotivi del racconto.
In un ruolo distante dai personaggi action che lo hanno reso celebre, Daniel Craig offre una delle performance più interiori della sua carriera. Il suo Lee è un uomo spezzato, perennemente in bilico tra cinismo e disperazione, e Craig lo interpreta con una sorprendente economia di gesti e uno sguardo perennemente perso nel vuoto. La sua vulnerabilità trattenuta conferisce al personaggio una dignità struggente, e in più di un’occasione riesce a trasmettere una complessità emotiva che la sceneggiatura, per scelta, lascia solo intuire.

Accanto a questa performance centrale, il film si avvale di una fotografia evocativa e sensoriale. Dal punto di vista estetico, Queer è un’opera di grande fascino visivo. La fotografia di Sayombhu Mukdeeprom, collaboratore di lunga data di Guadagnino dipinge una Mexico City degli anni ’50, ricreata negli studi di Cinecittà, notturna e opprimente; le luci calde e soffuse, i vicoli labirintici e i volti sudati sono catturati con una palette cromatica intensa, che contribuisce a creare un’atmosfera al contempo esotica e claustrofobica. La macchina da presa di Guadagnino indugia sui dettagli, sui corpi, sulle texture, amplificando la carica erotica e la palpabile tensione emotiva. Le musiche, elemento sempre cruciale nel cinema di Guadagnino, tessono un commento sonoro che si sposa perfettamente con le immagini. Brani che spaziano da atmosfere orientali a sonorità più contemporanee accompagnano il viaggio interiore di Lee, sottolineando i momenti di languore, di ansia e di disperazione. La colonna sonora non è un semplice sfondo, ma un vero e proprio elemento narrativo che amplifica le emozioni e contribuisce a definire il tono del film.
Sul finale Queer immergersi in un’epilogo onirico e simbolico con immagini richiamano l’estetica surrealista di registi come Jean Cocteau e David Lynch, trasformando il finale in un’esperienza visiva che riflette la disintegrazione dell’identità di Lee e la sua incapacità di sfuggire alla solitudine e all’ossessione.
Queer non è un film per tutti, e probabilmente non vuole esserlo. Guadagnino abbraccia pienamente l’ambiguità e la sconnessione del materiale di partenza, realizzando un’opera sensuale e sfuggente, che lascia lo spettatore con più domande che risposte. Se sul piano narrativo può risultare dispersivo, sul piano sensoriale e interpretativo è un viaggio degno di nota, arricchito da una prova intensa di Daniel Craig e da un’estetica che conferma il talento visivo del regista.
- Titolo originale: Queer
- Genere: Drammatico
- Regia: Luca Guadagnino
- Sceneggiatura: Justin Kuritzkes
- Casa di produzione: The Apartment, Fremantle, Frenesy Film
- Distribuzione: Lucky Red
- Interpreti: Daniel Craig, Drew Starkey, Lesley Manville, Jason Schwartzman, Andra Ursuta, Michael Borremans, David Lowery
- Durata: 135 minuti
- Origine: Italia, Stati Uniti, 2024
- Data d’uscita: 27/11/2024
- Data d’uscita italiana: 17/04/2025






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