Un film su verità e bugie, inganno e realtà. Presentato nella sezione Orizzonti dell’81esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Un uomo, Enric Marco, per decenni si è presentato come sopravvissuto all’orrore nazista di Flossenbürg. La sua voce risuonava ovunque, dalle aule scolastiche ai palchi pubblici, diventando un simbolo nazionale. La sua credibilità lo ha persino portato alla presidenza dell’associazione dei testimoni. Ma la verità, impietosa, emerge grazie a uno storico: ogni singola parola del suo racconto è una costruzione fittizia.
Trama:
Basato su eventi reali, il film esplora la storia di un deportato spagnolo di un campo di concentramento, che si è rivelata essere fittizia. Il racconto della vita di un uomo di immenso carisma che per anni si è autonominato portavoce dell’Associazione spagnola delle vittime dell’Olocausto e che ha sostenuto, in pubblico e persino all’interno della sua stessa associazione – come all’interno della propria famiglia – una complessa ed elaborata menzogna: quella di essere stato prigioniero in un campo di concentramento nazista
Marco, diretto da Aitor Arregi e Jon Garaño, si rivela un’opera di sconcertante attualità, un’indagine sulla mitomania e sulla manipolazione della realtà. Ispirato al libro L’impostore di Javier Cercas e a una vicenda realmente accaduta in Spagna (una storia vera, ma costruita sulla menzogna), il film esplora il potere delle parole, sia quando veicolano la verità, sia quando la distorcono. Emerge con forza la capacità delle menzogne di radicarsi e persuadere, tanto più quanto sono elaborate.
Eduard Fernández, in una performance magistrale, incarna il protagonista con una credibilità che rasenta l’incredulità. Il suo Enric Marco è un uomo che dedica la propria esistenza a narrare una verità mai vissuta in prima persona.
Lo spettatore, al pari degli altri personaggi, è portato a credere alla sua storia, almeno per la prima metà del film. Assistiamo a una sorta di appropriazione culturale: Marco fa propri il passato e i traumi altrui, erigendosi a testimone di un’esperienza non sua. Il suo intento, apparentemente, è nobile: preservare la memoria e diffondere la conoscenza degli orrori dei campi di sterminio, ribadendo con convinzione (o presunta tale) che una nazione senza memoria è una nazione condannata. Un monito particolarmente rilevante per la Spagna, segnata da decenni di regime franchista.
Ma la nobiltà del fine non giustifica la deprecabile natura del mezzo: la costruzione artefatta di un’identità e di una vita mai possedute. Un gioco sinistro, che oscilla tra megalomania e una militanza politica di facciata, ben distante dall’immagine che il protagonista cerca di proiettare, specialmente quando si profila l’occasione di incontrare Zapatero, tanto desiderato e inseguito.

La rivelazione della verità, anziché generare sollievo, lascia spazio a una riflessione più complessa. I registi evitano di ridurre l’impostore a una figura spregevole, o di esporlo al pubblico ludibrio. È proprio questa la dimensione più interessante del film: la distanza, mai eccessiva, che si crea tra lo spettatore e il protagonista, un uomo con cui si finisce persino per empatizzare.
Marco si rivela, in fondo, un ritratto impietoso della nostra contemporaneità, e della natura umana (o disumana) che abbiamo abbracciato. In un’epoca in cui fatichiamo ad accettare la mediocrità delle nostre vite, tendiamo a costruire identità fittizie, alimentate dai social media e da un bisogno di riconoscimento che ci spinge a credere alle nostre stesse invenzioni. Il film, pur mostrando alcune lacune nella sceneggiatura (il rapporto del protagonista con la famiglia, sia quella presente che quella passata, rimane appena accennato), riesce a coinvolgere lo spettatore, mantenendo un ritmo narrativo incalzante e uno spessore tematico di grande interesse. La narrazione procede attraverso la giustapposizione di immagini di repertorio e finzione cinematografica, un espediente che riflette la nostra realtà, in cui siamo costantemente bombardati da immagini di dubbia autenticità.
La contraffazione diventa così una metafora del nostro tempo, e i registi la mettono in scena senza filtri, disseminando dubbi ad arte fino all’ultimo fotogramma, confondendo pubblico e privato, realtà e artificio. Il tutto, grazie a una performance attoriale di straordinaria intensità, che inchioda lo spettatore allo schermo, spingendolo a interrogarsi sulla natura della verità e dell’inganno.
Un’opera che si pone in continuità con il cinema di autori come Ken Loach, per cui il cinema è uno strumento per porre domande scomode e necessarie.
Scheda tecnica:
- Titolo originale: Marco, la Verdad Inventada
- Genere: Drammatico, thriller, biografico
- Regia: Aitor Arregi Galdos, Jon Garaño Arzalus
- Sceneggiatura: Aitor Arregi, Jon Garaño, Jorge Gil Munarriz, Jose Mari Goenaga
- Casa di produzione: Moriarti, Atresmedia Cine, Irusoin, La Verdad Inventada
- Distribuzione: Movies Inspired
- Interpreti: Eduard Fernández, Nathalie Poza, Chani Martín, Sonia Almarcha, Daniela Brown, Fermí Reixach, Júlia Molins
- Durata: 101 minuti
- Origine: Spagna, 2024
- Data d’uscita: 08/11/2024
- Data d’uscita italiana:






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