Incontro con il regista Peter Sohn, le voci italiane Valentina Romani, Stefano De Martino, Serra Yilmaz e Mr.Rain
Non solo amore, ma anche una riflessione sulla società di oggi e l’ambiente
Elemental è il nuovo film Disney e Pixar diretto da Peter Sohn e film di chiusura della 76esima edizione del Festival di Cannes. Una favola che parla d’amore e invita ad una riflessione profonda sulla società di oggi e sull’ambiente. Elemental uscirà nelle sale il 21 giugno, mentre oggi si è svolta, a Roma, la conferenza stampa a cui hanno preso parte il regista Peter Sohn, le voci italiane Valentina Romani (Ember), Stefano De Martino (Wade), Serra Yilmaz (Cinder) e Mr.Rain (interprete del brano originale “Per sempre ci sarò”).
Peter so che per te questo è un film molto personale, che racconta in parte anche la tua vita e quella della tua famiglia. Tutte le problematiche di riscatto che vengono raccontate nel film sono una realtà di vita vissuta a New York. Come mai hai deciso di raccontare adesso questa storia e non prima?
Peter Sohn: In realtà è tutto iniziato circa sette anni fa mentre partecipavo ad un evento a New York. Si trattava di una cerimonia delle arti nel Bronx, dove io sono nato. Sono stato invitato a salire sul palco e mi sono ritrovato a guardare tra il pubblico mia madre, mio padre e mio fratello, li ho visto anche come era diversificato il pubblico presente. Guardavo i miei genitori e consideravo anche l’età che avevano raggiunto. Ho visto che i miei genitori si erano messi a piangere ed è stato qualcosa di estremamente toccante perché ho ripensato a tutti i sacrifici fatti dai miei, essendo arrivati in un paese a loro sconosciuto, senza conoscere la lingua, per poter portare me e mio fratello nella condizione in cui ci trovavamo. Nel corso di questo evento ho ringraziato i miei genitori e c’è stata una voce dal pubblico che ha detto “Beh faresti proprio bene a ringraziarli”. Quando sono ritornato alla Pixar, le persone presenti li mi hanno chiesto che cosa fossi andato a fare a New York, ho raccontato loro tutta la storia e loro mi hanno detto che forse è arrivato il momento di realizzare un film. E’ partito tutto da li ed è per questo che l’abbiamo fatto ora.
Mr.Rain come funziona l’adattamento e quanto di tuo ci puoi mettere su un brano che è già stato fatto e viene dall’America?
Mr.Rain: E’ stato un lavoro abbastanza semplice essendo sia un fan di Disney e Pixar sia un fan di Lauv. Ho studiato un po’ il testo e ho cercato di dargli una mia visione.
I temi del film sono tanti, ma un mondo in cui acqua e fuoco si possono toccare e amarsi, in senso metaforico, è una cosa meravigliosa.
Serra Yilmaz: Quello che mi è piaciuto del film è soprattutto ciò che ci racconta. Loro (riferito alla famiglia Lumen) sono emigranti in quel paese e non sono accettati. Devono lasciare il paese per via delle condizioni climatiche o per via delle guerre, in più sono incompatibili. Però, finalmente, quando c’è l’amore possono stare insieme. Quello che ci racconta il film è così bello.
Stefano De Martino: E’ questo elemento romantico che da grazia a questo progetto, c’è questo messaggio che insegna senza la pretesa di insegnare nulla, normalizza un argomento che in questo momento è saturo. Facciamo molta attenzione alle parole, abbiamo sempre paura di sbagliare i termini sulle disuguaglianze, sulle differenze. Questo film lo fa in maniera naturale ed è un approccio sano sull’argomento delle differenze.
Valentina Romani: Non avere pregiudizi ed andare oltre, come fanno Ember e Wade, che superano la paura di toccarsi, può renderci delle persone migliori e arricchirci.

Peter puoi parlarci del processo di animazione dei personaggi, dell’interazione del reparto di animazione e del reparto di effetti speciali?
Peter Sohn: All’interno della Pixar non esisteva già un dipartimento, non esisteva già un percorso e un processo che potesse trasformare, realizzare i personaggi tratti dagli elementi. Alla Pixar, bravissimi ad animare giocattoli, macchine esseri umani, ma non esisteva ancora un processo che animasse i quattro elementi. Abbiamo prima dovuto lavorare sulle nuove tecnologie, a cui si è dedicata in particolare la Disney Research di Zurigo, e poi gli artisti hanno dovuto applicare il loro talento e il loro lavoro per poter raggiungere il giusto equilibrio, per far si che gli elementi venissero fuori così come li vedete. E’ stato un lavoro di circa tre anni perché, dallo sviluppo e dall’applicazione della tecnologia, si è poi dovuto passare, soprattutto per i personaggi di fuoco, si potesse trovare una soluzione che consentisse di controllarlo. Un personaggio animato generalmente ha circa 5000 controlli, che controllano come si piega un dito o il battito di ciglia dell’occhio, per il personaggio di Ember siamo arrivati a circa 10000 controlli, perché l’obbiettivo era quello di non far sembrare il personaggio come costruito da uno scheletro con le fiamme, bensì come un personaggio fatto veramente di gas.
Nonostante Wade si commuove per qualsiasi cosa, quando Ember gli spezza il cuore per la prima volta non piange.
Peter Sohn: E’ stata una scelta intenzionale perché abbiamo ritenuto che questa opzione sarebbe risultata più potente e più efficace. Per la prima volta si spezza qualcosa dentro e per la prima volta lo vediamo non fare qualcosa che fino a quel momento ha fatto. Questo anche per dare l’idea di quanto fosse forte la rottura che aveva vissuto.
C’è tanta sensibilità verso il cambiamento climatico nel film. La famiglia di Ember è costretta a lasciare tutto per la tempesta di sabbia, è il simbolo dei cambiamenti climatici?
Peter Sohn: Ne abbiamo parlato e discusso a lungo. In realtà sono tante le storie e le ragioni per le quali si emigra, la famiglia di Ember è costretta a farlo perché un elemento climatico ha distrutto il loro ambiente.
Valentina Romani: E’ un tema molto centrale di cui si parla anche troppo poco. Il cambiamento climatico c’è ed è realmente preoccupante, questo film può aiutare a fare da spunto di riflessione e far nascere delle domande.






Lascia un commento