La conferenza stampa romana del film con Hopper e Dylan Penn e Zoë Bleu.


L’amore quello importante è quello altruista

È nelle sale il primo lungometraggio del regista e sceneggiatore Clarence Fuller, Signs of Love con protagonisti Hopper Jack Penn, Dylan Penn e Zoë Bleu. Il film è stato presentato a Roma, dove si è tenuta una conferenza stampa in presenza dei due protagonisti Hopper Jack Penn e Zoë Bleu.


Questo film è arrivato in un momento particolare delle vostre vite e anche nostre perché è arrivato durante la pandemia ed è stato girato durante la pandemia. Perché avete sentito che questo film fosse giusto in quel momento della vostra vita e della vostra carriera?

Zoë Bleu: La pandemia è una cosa che ha colpito tutto il mondo e ha portato a fare un bilancio della situazione e di quelli che sono valori che contano per tutti noi. Quali sono le cose più importanti per noi, ed abbiamo capito che le cose più importanti sono la famiglia e l’amore. In quel periodo siamo stati tutti in modalità di sopravvivenza. Il film racconta un momento e un luogo degli Stati Uniti in cui tutti lottano per sopravvivere. Vediamo un quartiere dove domina la vendita della droga, che per molti è un sistema per sopravvivere, per altri la sua assunzione è l’unico modo per superare il dolore che si portano dentro. Quando mi hanno chiesto di interpretare questo film, io ho sentito che raccontava le cose che sono più importanti per me, ovvero la famiglia, l’amore e, soprattutto, l’occasione per dimostrare l’amore per la vita, per gli esseri umani, per il mio lavoro e la mia vita d’artista.

Hopper Jack Penn: Quando mi è stata inviata la sceneggiatura la cosa che mi ha attirato di più stato il fatto di aver trovato tante somiglianze con il personaggio, in quanto essere umano, anche se la sua storia, le sue azioni, l’ambiente in cui vive sono lontani anni luce da quello che ho vissuto io. Però sicuramente come essere umano l’ho sentito molto vicino a me. Quando ho ricevuto la sceneggiatura, mi trovavo in un momento in cui anche io avevo risolto tante cose che mi hanno dato delle difficoltà in passato e contro le quali ho dovuto combattere. Secondo me è una storia molto importante da raccontare perché è una storia d’amore importante per tutti quanti per capire che, spesso, in amore bisogna essere in grado di lasciare andare le persone che si amano. Sono convinto che il pubblico si ritroverà in almeno in uno dei personaggi e nelle emozioni che loro vivono. Tutti noi, in maniera maggiore e minore, abbiamo dovuto affrontare delle lotte, abbiamo superato un dolore, abbiamo vissuto con un qualche tipo di dipendenza, di qualunque tipo. Questo film è importante perché mostra che alla fine c’è la speranza di poter cambiare le cose ed ottenere quello che si vuole.

Zoë Bleu: L’amore quello importante è quello altruista. Occorre abbandonare una cosa alla quale teniamo tanto per un bene comune più grande.

Come avete costruito questi due personaggi, avete dovuto imparare il linguaggio dei segni? E poi c’è questa intesa, fatta soprattutto di sguardi, avete costruito questa complicità attraverso dei silenzi o più con i dialoghi?

Hopper Jack Penn: Quando sono arrivato sul set conoscevo soltanto l’alfabeto nel linguaggio dei segni ed il regista mi aveva incoraggiato a non imparare di più perché, come il mio personaggio, dovevo imparare nel corso degli eventi. Inoltro non abbiamo potuto fare prove perché stavamo nel picco della pandemia, anche perché ci sarebbe voluto molto più tempo ed un budget differente, ma questo sarebbe stato un altro film. L’alchimia tra noi è stata reale perché ci siamo piaciuti fin da subito, dal provino, c’è un ottimo rapporto tra di noi, ci vogliamo bene, questo aiuta e si vede anche sullo schermo. Recitare con Zoe è stato facilissimo perché i suoi occhi parlano, sono una macchina della verità. Riuscivo a capirla guardandola negli occhi.

Zoë Bleu: Io e Hopper abbiamo portato molto di noi stessi nei nostri personaggi. È vero ci vogliamo bene e siamo grandi amici. Siamo sempre stati in grado di entrare in connessione fra di noi molto più attraverso i silenzi, forse perché abbiamo in comune alcune esperienze del passato. Questo ci ha unito molto. Credo che a volte le parole non sono necessarie perché le azioni sono più importanti. Basta leggere negli occhi, il linguaggio del corpo, per capire il dolore e le emozioni più profonde di una persona. Le parole aggiungono cose superficiali delle volte, mentre le azioni e gli sguardi vanno all’essenzialità delle cose. Per me è stato molto naturale calarmi nei panni di Jane, è sicuramente una versione più silenziosa di come sono io in genere.

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