Battle Royale, il film di Fukasaku Kinji, da oggi disponibile al Far East Film Festival.
La vita è una gara!
Oggi al Far East Film Festival viene riproposto Battle Royale, il film del 2000 diretto da Fukasaku Kinji. Il film, tratto dal romanzo di Koushun Takami, oggi è sicuramente un’opera molto amata dagli appassionati del genere, ma, quando uscì, non solo divise la critica e il pubblico ma ci fu addirittura l’intervento del governo. Il film fu vietato ai minori di 15 anni ma il regista, che accettò la censura imposta dall’Eirin (l’ente nipponico per la censura cinematografica), invitò i ragazzi ad andare comunque al cinema al di là del divieto perché, come dichiarerà “l’ho fatto apposta per voi ragazzi”. Il politico Koki Ishii tentò di bandire la pellicola oltre che a proporre la riconsiderazione della legge sul sesso e la violenza nel cinema; il ministro dell’Educazione Nobutaka Nishimura invitò tutti i gestori delle sale cinematografiche a non proporre il film in sala. Ogni battaglia portata avanti non servì a nulla, il film uscì ed incassò anche una cifra considerevole al botteghino.

Ma il motivo di questa campagna contro il film, che ispirò Quentin Tarantino per il suo Kill Bill, perché nasce? Il problema non era la violenza, di certo non è il primo film che la metteva in scena, la motivazione che scatenò il polverone che investi il lungometraggio di Fukasaku fu la rappresentazione pessimistica della società Giapponese. Effettivamente Battle Royale attacca e accusa il protagonismo e la competizione malsana, il cinismo, i valori sociale e i criteri educativi vengono mercificati.
Ma andiamo al di là delle polemiche, della rappresentazione della violenza e parliamo del merito più grande che va riconosciuto a Fukasaku: la perfezione della sua regia. Ogni aspetto del film è curato in maniera maniacale, il regista mette in scena e gestisce 42 personaggi, molte situazioni che variano l’una dall’altra con sviluppi differenti, e riesce a mantenere un equilibrio che non vacilla mai nell’alternare questa moltitudine di personaggi e situazioni. Nonostante questo gran numero di personaggi il regista riesce anche a dare una caratterizzazione psicologica dei singoli ragazzi, anche se ad alcuni verranno concessi solo pochi secondi, si ha un quadro completo dei protagonisti di questa surreale lotta alla sopravvivenza. Ognuno di loro risponderà alla domanda che viene recitata nella tagline della locandina: “hai mai ucciso il tuo miglior amico?” i principi di amicizia in una situazione di sopravvivenza saranno ancora ben saldi?

Battle Royale diventa un fenomeno cinematografico anche al di fuori del territorio Giapponese, una notorietà di cui Fukasaku non è riuscito a godere poiché morì nel 2003 durante le riprese di Battle Royale II che verrà ultimato dal figlio. Al Far East Film Festival è stata proiettata la versione director’s cut.
Buona visione 😉






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